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American Homer Psyco

Sono trascorse già 24 ore dal mia arrivo e ancora non ho conosciuto i miei compagni di stanza dal momento in cui li incontro già a letto e mi sveglio sempre prima di loro.

Stamattina mi sono alzato presto come al solito e munito di tuta antibatteriologica sono stato costretto a stringere i denti e a farmi la doccia in un bagno comune (Oh mio Dio, direbbe qualcuno).

Munito di ciabattine entro in doccia, poggio il beauty case sopra una mensolina e mi allontano un attimo a fare non so che. Un botto dentro la mia doccia però mi fa svegliare del tutto. Mi avvicino per vedere cosa fosse, scosto la tendina della doccia e faccio una scoperta allarmante! Il mio beauty case giace a terra inerme, in una pozza di sangue.

Mi avvicino allarmato per cercare di rianimarlo, apro la cerniera (del beauty case, s’intende) e trovo il suo cuore spezzato in più pezzi: la boccetta di Mercuro Cromo si era rotta (il perché avessi una cosa del genere con me, ve lo spiegherò, forse, un’altra volta).

Ovviamente vengo assalito dal panico e cerco di portare la borsa nel lavandino, seminando gocce di sangue sul corridoio. Svuoto il contenuto e comincio a pulirlo ma l’emorragia è stata davvero copiosa.

Lo spazzolino sembrava che mi avesse arato le gengive, il sapone un fegato dopo una sbronza e il rasoio l’arma del delitto.

Intanto la gente cominciava ad entrare nel bagno e alternavano rapidamente occhiate al sangue sul pavimento, al lavandino insanguinato e alle mie mani che sembravano quelle di un macellaio. Leggevo il terrore nei loro occhi e cercavo di rassicurarli:”It’s not blood, it’s….ma come cazzo si dice mercuro cromo, it’s it’s…. something like alcool”… questa è stata la migliore espressione che è riuscita a tirar fuori il mio cervello prima che si desse definitivamente alla fuga.

Il resto della giornata si è svolto serenamente (tranne per i miei piedi) ed è stato dedicato quasi interamente alla ricerca della macchina fotografica che vorrei comprare… Nella ricerca sono finito in posti allucinanti e anche lì ho avuto un attimo di “confusione” quando avevo nella mano destra una cartaccia da buttare, nella sinistra la mappa della città e davanti a me un cestino.

Lascio alla vostra immaginazione capire qual’era la mano libera un istante dopo.